La cuccia

“Scendi dall’auto siamo arrivati.”
Si aprì un portellone di un garage.
Nel mezzo, vi era un tapetino di cotone intecciato, dalle dimensioni poco più grandi di uno zerbino, e quattro coperte in pile ripegate perfettamente li affianco.
Lo guardai attonita.
Piegò la testa quasi come un gesto di sfida e mi sorrise.
“Cagna dimmi, sei contenta?
Ti ho preparato una bella cuccia non trovi?”
-“Sì Signore, Grazie! Lei é sempre gentile con me!”-
Accarezzandomi la testa…
…”Questo sará il tuo letto per questa notte. Quando farà giorno potrai raggiungermi in camera a quattro zampe, e dormire un pò in fondo ai miei piedi.
Mi auspico poi, tu mi dia il buongiorno come meglio si conviene ad un Padrone. Magari intrufolandoti tra le mie gambe sotto le lenzuola…”
Fece un passo verso di me. Mi puntò un dito sotto il mento alzandomi il viso e mi perforò l’anima con lo sguardo…
“…Svegliandomi con dolcezza.”
Le sue labbra si mossero ad un millimetro dalle mie.
Una scossa mi percosse a spirale la colonna vertebrale.
Mi baciò la fronte, aprì la porta che collegava il garage alla casa.
Mi indicò dove avrei potuto trovare il bagno…
…”Buona notte cagna!”
E se ne andò.
Per quanto caldo fosse il posto, quella notte congelai. Usai tutte e quattro le coperte, ma non furono sufficienti a non farmi battere i denti.
Il bagno era riscaldato da serpentine che passavano nel sottosuolo.
Spostai lì la mia cuccia per stare più calda e mi addormentai.
Alle prime luci del mattino, sgattaiolai in camera sua cercando di non fare rumore.
Feci il giro del letto a carponi. Volevo guardarlo mentre dormiva. Pareva un angioletto. Era bellissimo. Sorrisi. Sarei restata li a contemplarlo per ore, ma tornai ai piedi del letto.
M’infilai direttamente sotto lelenzuola. Creai un sentiero di baci delicati dall’alluce all’inguine. Lo sentii mugolare, si stava svegliando.
La sua eccitazione fu subito ben visibile e mi ci fiondai in un umido affondo. “Buongiorno cagna!” La sua calda voce scivolò diretta nel mio basso ventre rendendomi vogliosa di lui come non mai.
Scostò le lenzuola, mi afferrò per i capelli e mi rivoltò inchiodandomi i polsi sopra la testa.
L’angioletto scomparve, per lasciar spazio al demone che era in lui, violentandomi la mente. Usando il mio corpo per soddisfare ogni suo piacere.
Facendo godere all’unisono le nostre anime senza pietá.

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