L’incontro

Nel vederlo ebbi un tuffo al cuore.
Dio quanto avevo sentito la sua mancanza!  Stargli lontano era stato un suplizio!  

Mi si avvicinò come un felino a caccia della sua preda.
Presa per le braccia, mi spintonò di viso contro il muro.
“Mi sei mancata cagna!”
Mi agguantò il mento per farmi sollevare la testa, poggiando la  mia nuca sulla sua spalla.

Espose le mie labbra alle sue, divorandole con ardore. Ricambiai con totale trasporto.
“Mi piace la tua bocca, la tua lingua, le tue labbra.”
A chi lo disse… Avrei fermato il tempo se solo avessi potuto.

Mi voltò baciandomi ancora, aderendo  il suo corpo al mio.
Inalai quell’essenza della pelle che non avevo scordato e mai scorderò!
Fissai quelle iridi verdi a schegge marroni perdendomici.
Sorrisi, …ero felice!  

“Spogliati!” comandò.
Lo feci.
Mi legò i polsi con una pizzicante ed irritante corda di juta, e li affrancò a una trave soprastante.  

Prese a giocherellare dapprima sculacciandomi, rendendomi il culo rosso come un peperone. Poi con la cintura, lasciandomi quache segno qua e la, giusto per non dimenticarmi di lui durante il resto della settimana, finendo col legarmi sulla sedia dell’ufficio a carponi.  

Si agrappò ai miei fianchi, puntò lo sfintere, per penetrarmi seccamente poi!
Continuò a sbattere contro il mio fondoschiena fino ad inarcasi, per vacillare sulle gambe travolto dal piacere.  

Esausto mi slegò.
Mi accucciai ai suoi piedi, e dopo qualche fusa e coccola mi congedai malinconicamente nell’attesa di un prossimo incontro.

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