L’umiliazione

Ed eccomi ancora li, nuda, a polsi legati in ginocchio davanti a lui.
Mi spintonò delicatamente con un piede, ma non abbastanza per restare in equilibrio. Caddi come un salame con la schiena a terra.
Mi domandai che intenzioni avesse. Sentii la gomma fredda della sua suola prima sulla gola, e poi in faccia. Premeva sulla guancia, obbligando la mia testa al suolo gelido e ruvido.
“Che bello zerbino che sei !” Disse ironicamente passandomi la punta della suola sulle labbra.
Cercai di scansarmi inutilmente.
“Sei felice di servire il tuo Padrone?”
Il mio carattere forte m’impose di reagire, ribellarmi, ma sapevo che non avrei avuto lunga vita.
Non risposi.
Il suo intento d’umiliazione nei miei confronti era chiaro.
Chiusi gli occhi illudendomi d’essere altrove. Lo lasciai fare.
Quella scarpa ora accarezzava la mia pelle nuda…,il seno, i fianchi, la pancia il pube.
“Spalanca le gambe”
Si chinò sfiorando il mio sesso.
“Sei un lago…!”
Prese a schiaffeggiarmi proprio lì alternando la forza tra i colpi, fino a sentir ardere la pelle fin sotto le sue stesse dita, per infilarle in fine in profonditá, giochicchiando…, fino a farmi esplodere di pacere.  

Affannata a gote rosse …
…”Grazie Padrone!
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